venerdì 23 febbraio 2018

1943, SANT'AGNELLO E I LOCALI DI DIVERTIMENTO PER I SOLDATI.




Nel 1943 a Sant’Agnello aprirono velocemente una ventina di locali destinati a soddisfare le esigenze di alcool e “segnurine” dei giovani soldati inglesi e americani, i quali spesso si godevano in Penisola sorrentina i giorni di licenza dall’ inferno della Linea Invernale.
Questi locali si trovavano generalmente lungo il Corso Italia:
il PICCADILLY al no.30
il BRISTOL al no. 46
il WASHINGTON al no.50
l’ INTERNATIONAL BAR ai numeri 72/74.

Quando scoppiavano risse tra malfattori locali e soldati ubriachi, gli arrestati venivano portati dalla MILITARY POLICE in un garage davanti alla VILLA DORA al no. 49  di Via Crawford oppure a Villa Sabelli al no. 13 di Via Monsignor Gargiulo.
In una bettola, invece, in Via Grottola, a Piano di Sorrento,   dove si svolgevano incontri clandestini di pugilato successero due risse sanguinose: il bilancio fu di un morto e diversi feriti.


FONTE : SIMON POCOCK – CAMPANIA 1943

venerdì 16 febbraio 2018

TOMMASO ANELLO, Il Sorrentino che sfidò l’Inquisizione.


TOMMASO ANELLO, Il Sorrentino che sfidò l’Inquisizione.
“Ai popolani di Napoli che nelle tre oneste giornate del luglio MDXLVII, laceri, male armati e soli d’Italia francamente pugnando nelle vie, dalle case contro le migliori armate d’Europa tennero da sé lontano l’obbrobrio della Inquisizione Spagnola imposta da un imperatore fiammingo e da un papa italiano e provarono anche una volta che il servaggio è male volontario di popolo ed è colpa dei servi più che dé padroni“

La storia di Napoli è piena di episodi di rivolta e ribellione contro poteri autoritari che troppo spesso amministravano senza dare ascolto al popolo. L’icona della risposta popolare ai soprusi del potere è Masaniello (Tommaso Aniello d’Amalfi), che nel 1647 con la sua banda di “alarbi” organizzò una rivolta contro le nuove imposte che il duca d’Arcos, il viceré del tempo, istituì sulla frutta, alimento fondamentale nella scarsa dieta del popolo basso. La storia ci spiega come nacque e morì il brevissimo “regno” di Masaniello.

 Poco, invece, si è scritto riguardo la vicenda di un altro rivoluzionario ante-litteram; esattamente cento anni prima della rivolta capeggiata da Masaniello, un ufficiale municipale sorrentino, Tommaso Anello, simbolo della ribellione ai soprusi della chiesa e del occupatore spagnolo


Nel 1547 il viceré don Pedro Alvarez de Toledo, famoso per notevoli modifiche all’urbanistica della città (costruzione di Via Toledo e dei quartieri Spagnoli, pavimentazione delle principali strade cittadine), decise di introdurre l’Inquisizione “alla maniera spagnola”, un’esasperazione delle sanzioni normalmente inflitte dal Santo Ufficio. Le nuove regole morali e religiose furono affisse alle porte del Duomo il 12 maggio, ma Tommaso  Anello o Aniello di Sorrento,  ( che lo storico Baldacchini identifica invece con il nome di Tommaso Agnello della costa sorrentina) a capo di una rivolta contraria alle nuove norme, stracciò e buttò via l'editto davanti a una folla di popolani. Nel giro di pochissimo tempo fu arrestato, ma la rivolta invece di placarsi andò crescendo grazie all’aiuto di varie personalità di spicco del tempo, Cesare Mormile, Giovanni di Sessa e Ferrante Carafa che spartirono in tre bande il popolo affinché si dividesse alla ricerca del reggente.

 I rivoltosi lo trovarono nella zona di Santa Chiara e dopo averlo accerchiato lo indussero a revocare l’arresto di Anello. Intanto in altre parti della città avvennero vere e proprie battaglie fra gli alabardieri spagnoli e il popolo in armi richiamato dal suono di allarme delle campane di San Lorenzo.

 Gli animi si placarono solo dopo la diffusione della notizia della scarcerazione del capopopolo. All’uscita del carcere della Vicaria, Anello fu caricato in groppa a un cavallo e portato in corteo per tutta la città, che acclamò il simbolo della ribellione ai soprusi della chiesa e del occupatore spagnolo.
TRIBUNALE DELLA VICARIA (NAPOLI)

 Il 17 maggio l’eletto Domenico Terracina, in precedenza in accordo col viceré riguardo l’introduzione della nuova forma di Inquisizione, decise di fare marcia indietro e dichiarò di essere addirittura risoluto a combatterla. La ribellione del maggio 1547, divenne nella sua breve evoluzione, un moto indipendentista e si protrasse fra alterne vicende fino in Agosto, quando le truppe spagnole riuscirono ad avere sotto controllo l’intera città. Il bilancio dei tumulti fu di 600 morti e 112 feriti di parte spagnola e 200 morti e 100 feriti di parte napoletana, in più molti palazzi furono dati alle fiamme, compresa Rua Catalana, quartier generale delle truppe spagnole. La rivolta di Tommaso Anello riuscì a posticipare di sei anni l’entrata in vigore dell’Inquisizione, il primo autodafé, infatti, si svolse nel 1553 dinanzi al duomo senza alcuna protesta quando il viceré don Pedro era già morto da un anno.

 Pierpaolo De Pasquale

venerdì 9 febbraio 2018

GENNARO RAMBONE e la FAVOLOSA STAGIONE DEL 1968/69

GENNARO RAMBONE L’ HELENIO HERRERA DEL SORRENTO.




- DAL LIBRO :
IL CALCIO A SORRENTO settant'anni di storia
di Antonino e Gianni Siniscalchi.

FOTO : http://tuttoilsorrento.altervista.org 


Il 1967 è l’ anno dell’ ingresso ufficiale della famiglia Lauro nel Sorrento Calcio.
Dopo un anno di assestamento, in cui non vennero raggiunti i risultati prefissati, nella stagione calcistica 1967/68,
Achille Lauro decise di effettuare una profonda rivoluzione nell’ organigramma societario e  affidò ad Andrea Torino, un manager serio e capace, il compito di costruire un Sorrento all’altezza delle aspettative della piazza.
Il dottor Torino rivoltò completamente la rosa rossonera, portando in prima squadra diversi ragazzi locali, tra i quali si misero in evidenza : il portiere Pane, il mediano De Vita e il terzino  Nino Fiorile
( destinato quest’ultimo a diventare uno degli idoli del Campo Italia).
Ma per tutti il vero capolavoro di Torino fu quello di affidare la panchina a Gennaro Rambone, ex ala destra del Napoli.
Rambone piacque subito ai tifosi per le sue caratteristiche di SERGENTE DI FERRO, era un “martello” che perseguitava letteralmente i calciatori. Se fino ad allora il calcio sorrentino era stato avventuroso , la situazione cambiò dalla notte al giorno. Stipendi premi e duri allenamenti, cominciò quindi anche in Costiera grazie al duo Torino – Rambone l’ era del professionismo.
L’ allenatore napoletano ( era nato nel quartiere Sanità) per la sua mentalità vincente e per il rigore con cui dirigeva la squadra, venne subito ribattezzato l’ Herrera del Vesuvio ( il pluridecorato allenatore della Grande Inter di quegli anni).
Don Gennaro pretendeva massima professionalità dai suoi calciatori sia in campo che fuori. Sono rimaste memorabili le “ronde” di Rambone, che in veste di sergente faceva su e giù per le strade di Sorrento per controllare i suoi calciatori.
Ai tifosi capitava spesso di divertirsi a raccontare che, di sera, Rambone aveva “acchiappato” e pesantemente redarguito questo o quel calciatore mentre era impegnato ad inseguire “gonnelle” o anche semplicemente a passeggiare 
( fuori orario) con la propria fidanzata. Ovviamente tutti i calciatori colti in  flagrante venivano rispediti a letto con tanto di ceffone.
Non c’ era scampo bisognava rigare dritto, Rambone teneva i giocatori  sotto pressione, li faceva rimanere in campo ad allenarsi per ore e ore, e spesso a fine allenamento li invitava a rimettere in sesto le buche del Campo Italia.

“ Non ho fatto il servizio militare – raccontò Nino Fiorile – ma con mister Rambone è stato peggio. Mi vietava anche di salutare mia moglie per strada. Una volta lo feci, mi appioppò una multa di 60mila lire, ed era l’ epoca in cui prendevo 130mila lire di stipendio”.
    Il mister era un tipo sbrigativo e non amava molto discutere, eppure da quando si era seduto sulla panchina rossonera, la squadra volava occupando sempre posizioni di vertice. E così battendo per 1-a-0 (con rete di Forzelin ) nello spareggio
giocato al Signorini di Barra la squadra del VOMERO , il Sorrento venne promosso in SERIE D.
La stagione calcistica 1968/69 dopo un inizio tribolato , in cui due sconfitte consecutive avevano fatto ventilare l’ ipotesi dell’ esonero di  Rambone , ipotesi subito smentite da Torino in un intervista al Mattino:
“ Voglio sciogliere ogni riserbo: il maestro è uno dei migliori, Gennaro Rambone è e rimane , il tecnico di fiducia del Sorrento”.
Dopo la confermata  fiducia all’ allenatore, il Sorrento si risollevò e cominciò una lunga serie di vittorie; ma era destino che quella dovesse essere un’ annata in cui si sarebbe giunti alla meta tra tanti tormenti.
Cominciarono infatti per la famiglia Lauro i seri grattacapi legati alle disavventure  economiche del figlio del Comandante, Gioacchino. Il 30 novembre ’68 la Banca della provincia di Napoli presentò nei suoi confronti un istanza di fallimento per un debito di 25 milioni di lire, mentre saltarono fuori anche  7 miliardi di cambiali firmate da Gioacchino l’ anno prima. Gioacchino che all’ epoca dei fatti era sia deputo e anche Sindaco di Sorrento era noto ovunque per la sua generosità , ma la mole dei debiti accumulati in così poco tempo, dimostrarono che negli ultimi mesi, era finito nella morsa di persone spregiudicate e senza scrupoli, pronte a speculare sulle sue smanie affaristiche. Sconcertante l’ acquisto di 750 milioni di polli in Romagna e che, alla luce di un sommario sopralluogo, risultasse la presenza sul posto di un pollaio e quattro galline.
Achille Lauro capì che doveva reagire con polso davanti a quella valanga di debiti. Il Comandante spiegò in un intervista a “GENTE” l’ intera vicenda di quelle cambiali firmate dal figlio; promise che avrebbe pagato le banche, ma avvertì il resto dei creditori definiti “privati di dubbia fede” : potevano riprendersi terreni, palazzi ed aziende che avevano venduto a Gioacchino a prezzi stratosferici , “sicuri e tranquilli che non avrebbero visto una lira”. E il Comandante fu di parola. Purtroppo Gioacchino venne interdetto , su richiesta del padre e dei fratelli, ad occuparsi di tutte le attività di famiglia.
I primi di marzo del 1969, gli operai della Metalform di Bergamo, assistiti dall’ ufficiale giudiziario, piombarono una mattina al Campo Italia, per smontare e riportare via le due tribunette prefabbricate. Quelle ordinate da Gioacchino durante la sua breve presidenza, erano stati pagati soltanto tre rispetto ai trenta milioni pattuiti. E così, sotto gli occhi di decine di tifosi, gli operai fecero sparire in un batter d’ occhio i posti dietro le due porte dove la domenica seguivano la squadra.
Subito dopo come se già non bastassero tutte le vicende extracalcistiche accadute, a minare ulteriormente la serenità del gruppo rossonero ci pensò la storiella delle “ Marie del Sorrento” , che rischiò di causare le dimissioni  di Rambone, storiella documentata dal periodico “La Voce della Provincia” di Torre Annunziata.

Protagonista della polemica fu l’ala sinistra VIT.
Mentre la squadra era in ritiro, Rambone raccolse casualmente la telefonata di una spasimante di Renzo Vit. La ragazza chiedeva di parlare con il suo moroso, Rambone finse di essere il portiere dell’ albergo, entrò in confidenza, e dopo essersi fatto raccontare anche i particolari più intimi , si presentò e disse : “ Signorina non chiami più”.
Appena seppe dell’ episodio Vit si infuriò e allora Il dottor Torino invitò mister Rambone ad essere meno assillante e appioppò allo stesso calciatore 150 mila lire di multa.
Rambone, offeso, preparò la valigia. La squadra andò a giocare senza di lui a Benevento e vinse 2 a 0, come per far capire che del mister si poteva fare a meno. Polemiche e crisi tecniche vennero spazzate via da una perentoria convocazione del Comandante presso la flotta Lauro. Un intervento all’antica :
“ Rambone è l’ allenatore, i giocatori devono rigare dritto e, per chi non sta bene la minestra la porta è aperta. ”
Dopo un marzo difficile, in cui il Sorrento vide salire il distacco dalla Turris capolista a ben sette punti, i rossoneri infilarono un filotto di sette vittorie e tre pareggi che li permise di riagguantare proprio i corallini.
Quasi drammatica fu proprio l’ultima partita al Campo Italia contro l’Angri. Alla fine del primo tempo il risultato era ancora fermo sullo 0 a 0. Si giocava in un clima di guerriglia e l’ ala destra Canzian, un ragazzone veneto dal fisico bestiale, non beccò un solo pallone; era spaventato dalle minacce degli avversari e dalla paura di rimetterci le gambe, ma diventerà lui il match-winner.
Il segreto? Durante l’ intervallo Canzian si ritrovò spalla al muro dello spogliatoi. Rambone gli si parò davanti, lo rimproverò fino alle offese più pesanti, e gli rifilò due schiaffi. Nessuno fiatò, tutti zitti, mentre Rambone urlò per almeno dieci minuti. Nella ripresa Canzian fece i due gol della vittoria, prima di essere espulso per eccesso di grinta.
E, grazie a questa vittoria il Sorrento raggiunse in classifica la Turris fermata sull’ 1 a 1 dalla Juve Stabia.
Canzian Roweno

Quindi le due squadre si giocarono la PROMOZIONE nello spareggio allo stadio Flaminio di Roma.


2- GIUGNO 1969 :
SORRENTO – TURRIS una partita che è diventata mito anche per chi non la vide.
 
Roma, Stadio Flaminio, 2 giugno1969. Spareggio per la  promozione in C. Sorrento-Turris 1-0. In piedi da sinistra: Fernando Ascatigno, Davide Biasini, Pietro Sani, Pasquale Di Leo, Antonio Gridelli, Edmondo Lorenzini. Accosciati: Giuseppe Nazzi, Roberto Forzelin, Nino Fiorile, Renzo Vit, Antonio Furlan.
Il sogno della serie C da conquistare portò al FLAMINIO un migliaio di sorrentini, e forse tremila torresi. Rambone schierò l’ undici tipico: Gridelli (in porta) poi Nazzi, Fiorile, Basini, Sani, Lorenzini, Canzian, Forzelin, Ascatigno, Furlan e Vit.
 Lo 0 a 0 del primo tempo venne schiodato  soltanto a metà ripresa da un gol da “quaranta metri” da Pietro Sani, stopper del Sorrento.
I corallini non riuscirono a pareggiare e al triplice fischio dell’arbitro i sorrentini festeggiarono la meritata promozione.
PIETRO SANI

Questa promozione in serie C è stata una delle più belle della storia del Sorrento, e uno dei protagonisti principali è stato sicuramente il suo allenatore: GENNARO RAMBONE,

l’ HELENIO HERRERA della COSTIERA.

martedì 23 gennaio 2018

11 settembre1943: I TEDESCHI AFFONDANO LA GIOVANNINA


MOTOBARCA GIOVANNINA APONTE
Costruita alla Marina di Cassano di Piano di Sorrento e varata nel 1907 – 14 tonnellate di stazza


".....Abbiamo assistito al cannoneggiamento che i tedeschi dalla TORRE DELL'ANNUNZIATA hanno fatto a una nave che partita da Sorrento trasportava merci e passeggeri; e poi si è saputo che sono morte una decina di persone "
-BENEDETTO CROCE


L'11 Settembre del 1943 fu per la penisola sorrentina il giorno più tragico tra quelli che seguirono la proclamazione dell'armistizio. Era un Sabato e nelle prime ore del pomeriggio LA GIOVANNINA, motobarca dei fratelli APONTE di S.AGNELLO, mentre a due miglia dalla costa navigava tra TORRE ANNUNZIATA e CASTELLAMMARE di Stabia, venne cannoneggiata dalle truppe tedesche causando (tra morti e feriti) circa 30 vittime raccolte in parte dalla motobarca San Antonio Equa ed in parte sulla vicina spiaggia di Pozzano.


La GIOVANNINA era una tipica feluca sorrentina, di 14 tonnellate, dotata di motore e di una vela latina ausiliaria; varata nel 1902, nei cantieri della MARINA DI CASSANO ed adibita al trasporto passeggeri fra cui i "CORRIERI SORRENTINI", precursori dell' odierno pacco celere. Costoro, nei caratteristici abiti da marinaio, in tela grigia o blu, assicuravano i trasporti minuti fra SORRENTO  e NAPOLI  fin da epoche remote.

Nelle loro bisacce e panare portavano di tutto: lettere, plichi, documenti,preziosi, olio, latticini e altro ancora: passeggeri e marinai al tempo stesso, collaboravano nello stivare il carico, alla manovra e nel governo di vela e timone: il più anziano fungeva spesso da bigliettaio e da collettore di offerte "à NFERTA"  in suffragio delle anime sante del purgatorio, cui era dedicata la chiesuola della MARINA DI CASSANO.

Dai primi di settembre, solo LA GIOVANNINA e la PRINCIPESSA DI PIEMONTE , della SPAN, collegavano ogni giorno la penisola con Napoli in quanto i tedeschi avevano bloccato quelli via terra (verso C.MMARE).


La mattina dell'11, da Napoli arrivano notizie allarmanti, il capoluogo partenopeo in mano ai tedeschi era "come una città assediata, mancavano viveri, di ogni mezzo igienico", questo e l'ordine della CAPITANERIA (*navigazione entro due miglie dalla costa) indussero  i FRATELLI APONTE ad anticipare la partenza di un'ora. 


Mollato l'ormeggio, con oltre 100 PASSEGGERI, la motobarca puntò prima  su SAN GIOVANNI A TEDUCCIO e da qui verso lo scoglio di ROVIGLIANO, antistante TORRE A. Appena doppiao questo, LA GIOVANNINA, incrociò il  SANT'ANTONIO motobarca militarizzata dei FRATELLI SAVARESE di VICO EQUENSE, che navigava a tutta forza verso il largo. Giuseppe Aponte e Mariano Lauro ricordano che a bordo avvertirono di non avvicinarsi al porto che ormai, dopo aspri combattimenti era caduto in mano tedesca. Subito dopo però una prima granata esplose a pelo d'acqua appena 50 metri dietro la barca; dopo un minuto ne cadde una seconda, era l' esplicito ORDINE, come sostiene Mariano LAURO, di accostare ma da bordo non si diede ad intendere di volerlo ascoltare, anzi qualcuno ordinò :
"VOTTA FORA" - "dirigi verso il largo."

La mancata osservanza dell' intimazione ad accostare per farsi identificare, ingenerò nei tedeschi il sospetto che si trattasse di un natante nemico e giunse così una terza granata che esplodendo a circa un metro dalla barca, provocò lo sfondamento della murata e di gran parte della poppa. 

Fu l'inizio della tragedia: per prima cosa lo spostamento d'aria, provocato dallo scoppio, scaraventò in mare una decina di passeggeri, mentre la barca, con il motore in avaria e crivellata di schegge, sbandata su di un fianco, iniziava una lenta rotazione, per essere caduto in mare anche il timoniere, GIUSEPPE APONTE, ferito ad un ginocchio che sul suo diario di bordo poi scrisse:

"......i colpi partivano da terra e in breve urla strazianti si levarono da ogni parte. Mio Zio Luigi, con il collo squarciato da una scheggia perdeva sangue a fiotti e stava per cadere in mare, per l' improvviso sbandamento della nave, nello sporgermi per trattenerlo avvertiii un dolore fortissimo al ginocchio e caddi in mare, colpito a mia volta."


Fortunatamente qualcosa indusse i tedeschi a sospendere il fuoco e il natante, a velocità ridotta, con un corriere al timone, tal 'TATURIELLO detto ANATROCCOLA, andò ad arenarsi sulla spiaggia di POZZANO. 



Nel timore che la nave stesse affondando però molti si tuffarono tentando di mettersi in salvo a nuoto e fra questi MICHELE "è ZACCHEO"  che di questi terribili momenti conserva questi ricordi:



".... debbo la mia vita all' unico bottone della mia mutanda militare. Sulla G. mi ero disfatto della mia divisa di marinaio per sfuggire all' eventuale cattura ed ero rimasto in mutande, ma la presenza di numerose donne fra i passeggeri, mi indusse ad appartarmi per reindossare almeno i pantaloni; e tale circostanza rappresentò la mia salvezza in  quanto mi consentì di allontanarmi, appena in tempo, dal punto dove esplose la terza granata che provocò la strage. Così mi lanciai in mare e iniziai a nuotare verso lo SCRAIO. Il mare e calmo e così potei soccorrere almeno sei naufraghi assicurandoli a dei relitti di legno e a richiamare l' attenzione del SANT'ANTONIO, che navigava nei paraggi nonostante fosse stato inquadrato a sua volta, da una selva di ben sei granate cadute per fortuna in acqua. Cessato il cannoneggiamento, in quanto i tedeschi si erano resi conto della nostra innocuità, anche io fui raccolto dal SANT'ANTONIO  che si diresse verso il porto di C.MMARE dove intendeva sbarcarci. A circa cento metri dalla costa, preferii rituffarmi in mare in quanto, per essere un marinaio disertore, temevo di poter essere arrestato dai miei stessi camerati, ed anche perchè  volevo, con suprema incoscienza recuperare il mio zaino che avevo lasciato sulla G. , arenatasi nel frattempo sulla spiaggia di POZZANO. 

Raggiunsi la riva nei pressi della nave già piantonata da diversi militari germanici, che con le armi spianate, m'ingiunsero di avvicinarmi per identificarmi: fortunatamente mi ritennero un civile e mi consentirono di andare sulla G. a cercare le mie cose. Salii così per l' ultima volta sulla barca e restai sconvolto alla vista del sangue e dei resti umani disseminati in prossimità del punto dove era esplosa la granata. Recuperato lo zaino mi allontanai verso la strada alla ricerca alla ricerca di un mezzo per tornare a PIANO. Dove giunsi verso sera, con uno degli ultimi tram in servizio."


Mentre MICHELE "è ZACCHEO" viveva quest' avventura, GIUSEPPE APONTE, stremato e sanguinante, raggiungeva la riva aggrappato a un relitto e qui fu soccorso dal DOTTOR SASSI che, insieme ai militari di sanità tedeschi, era accorso dal convalescenziario del QUISISANA , da dove avevano assistito al tragico evento. 


In PENISOLA, quella fu una tragica sera: appena diffusasi la notizia molti partirono per prestare soccorso. Il giorno successivo, il 12 SETTEMBRE,  di DOMENICA,  si svolsero i funerali delle vittime e grande commozione suscitò il passaggio delle bare dei vecchi APONTE uniti nella morte come insieme avevano trascorso la loro lunga esistenza sul mare.


FONTE:

SORRENTO '43
di G.ACAMPORA.


foto: http://www.naviearmatori.net/


" MR FILANGIARI HELP ME..." QUANDO Benjamin Franklin CHIESE AIUTO A GAETANO FILANGIERI


" MR FILANGIARI HELP ME..." QUANDO Benjamin Franklin CHIESE AIUTO A GAETANO FILANGIERI


Benjamin Franklin era in difficoltà, scrivere la "Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti" non era certo una sciocchezza ,poi si ricordò del suo amico Gaetano, uno studioso napoletano davvero in gamba che aveva conosciuto a Parigi , e gli spedi' una copia della dichiarazione chiedendogli di correggere eventuali errori. E Gaetano Filangieri nello studio dalla sua casa di Vico Equense prese la matita e si mise a sottolineare a volte in blu, altre in rosso tutti gli articoli, e dopo pochi giorni inviò negli Stati Uniti tutte le correzioni fatte.
Quando Benjamin Franklin apri' il plico di Gaetano si accorse che oltre alle correzioni il suo amico gli aveva inviato un articolo scritto di suo pugno. Un articolo così bello e profondo che finì direttamente nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America :

●" A tutti gli individui è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità. "●
Stati Uniti d'America una nazione resa grande da mille popoli che qui sono emigrati e da un napoletano che da casa scrivendo un articolo che è il simbolo del sogno americano, l' ha resa ancora più grande.

(PM)

martedì 9 gennaio 2018

L'UNIVERSITA' DI SORRENTO



Nel 1537 Marino  e Marco Mastrogiudice decisero di destinare i proventi della Tassa sul vino, per  istituire una ( prima) scuola pubblica a Sorrento.  La sede di questa scuola ( detta UNIVERSITA’) venne stabilita nelle loro case a Sorrento ( civici 22-26 nell’attuale via Padre Reginaldo Giuliani). Questa scuola aveva inizialmente la prerogativa di insegnare << ai clerici ed ai fanciulli della Città,  gli studi umanistici e il canto gregoriano. >>
La famiglia Mastrogiudice volle inoltre premiare gli studenti migliori dell’ UNIVERSITA’ con agevolazioni e borse di studio.

Nel 1667 la scuola dei Mastrogiudice divenne ACCADEMIA. L’ Accademia detta dei RIPERCOSSI attirò a Sorrento studiosi da tutto il Regno che venivano qui ad imparare materie come : ARCHEOLOGIA, POESIA, LETTERATURA, FILOSOFIA e ARCHEOLOGIA.
Molti degli argomenti trattati durante gli anni accademici vennero raccolti da Giuseppe Domenichi detto IL FURIBONDO nella sua raccolta: 
“ CASTALIE STILLULE TRECENTAE QUAE PRIMUM RIVOLUM PERMISSI CONFICIUT.”  

Nel 1715 l’Accademia (dopo un periodo che era stata dei RILASSATI) venne denominata dei RISVEGLIATI e scelse come protettori :
S. Antonino e S. Gaetano. 
L’entrata principale della nuova Accademia doveva essere al VICOLO 1°TASSO, che perciò venne detto 
“VIA DELL’ACCADEMIA”.

I principali componenti di questa ACCADEMIA avevano tutti dei curiosi soprannomi ( d’arte):
G.B. Correale  - IMMORTALE
Antonino Falangola – CAPRICCIOSO
Riccardo Nobilione – ASCOSSO
Pietro Sersale – ANELANTE
Onofrio Spasiano – RAFFINATO
e poi Carlo e Nicolò Falangola, Antonio Molignani, Gaetano Dati ed altri detti – AUSILIARI.
Nelle <<tornate>> accademiche si facevano ( in versi e in prose) apologie della pace e della guerra, della virtù e delle ricchezze, si discuteva delle leggi , della religione, di politica, dei Principi d’Austria e dell’ Arcivescovo, ma soprattutto si muoveva guerra << all’otio che regnava in  Sorrento e con dente edace divorava le genti!>>.



Fonte : LA PENISOLA SORRENTINA di MANFREDI FASULO.

giovedì 28 dicembre 2017

MASSALUBRENSE,17 MARZO1944: SIR HAROLD ALEXANDER E LA "IRISH GUARD" FESTEGGIANO SAN PATRIZIO


LO SHAMROCK, SIR HAROLD ALEXANDER E  i diari di GUERRA della "IRISH GUARD"  




A Massalubrense, nell' ex collegio dei Gesuiti e convalescenziario militare, in via dell' Arco, si era insediato, dai primi mesi del '44, la "IRISH GUARD", il reggimento della guardia irlandese di sua Maestà Britannica. Il 17 marzo ricorreva la festa di San Patrizio patrono d' Irlanda ed i cattolicissimi irlandesi vollero solennizzarla secondo le tradizioni del loro  paese. Fu celebrata una messa solenne, officiata, da Mons. Giuseppe Iaccarino e, nella cattedrale di Massa, risuonarono le sacre note del "Te Deum Laudamus" del Perosi. Fra le voci del coro si distinsero quelle degli artiglieri che ancora erano ospitati nei casali di Massa e, nel corso della cerimonia, il Generale SIR HAROLD ALEXANDER ( Comandante di tutte le forze alleate presenti in Italia) consegnò ai partecipanti lo "SHAMROCK", il mitico trifoglio emblema nazionale d' Irlanda. Alla cerimonia religiosa fece seguito una parata militare, che si svolse nello spazio antistante la ex cattedrale, alla presenza di autorità civili e militari, fra cui il Governatore di Sorrento Musmanno e il Commissario Prefettizio al Municipio di Massa, e il Comandante Busacca.
Sfilarono, con le altre formazioni, le "IRISH GUARDS" precedute dalla banda scozzese, nei caratteristici gonnellini variopinti con tamburi e cornamuse, le leggendarie "BIG PIPE".



FONTE:  

NINO COPPOLA,San Cataldo e il suo culto.



I DIARI DI GUERRA: 1st Battalion IRISH GUARDS ( durante il loro periodo a Massalubrense)


1944 March 12

Holy Mass was celebrated in the Church of Our Lady in St. AGATA, also in the Church of Our Lady in MASSUALBRENSE.
A Church of England Service was held at Battalion H.Q.

1944 March 13
The Commanding Officer inspected billets at 1100 hours.
At 1330 hours the Brigade Commander addressed the Battalion on the square at MASSALUBRENSE.
Expressing his regret that we were leaving his Brigade, he said that he had been told that we were the finest Battalion in the British Army - a dangerous statement, but a nice thing to have said about you.
We then practised the ‘March Past’ for ST. PATRICK’S DAY with the Regimental Band which later gave a performance to a motley crowd of civilians and soldiers.
In the evening there was an ENSA show in the Cinema at SORRENTO.

1944 March 14
A new No. 3 Company was formed today under the command of Major D.M. KENNEDY with C.S.M. SMYLIE as its Company Sergeant Major.
The Company is billeted in the village of PASTENA, half way between Battalion H.Q., and No. 2 Company.
In the evening the Regimental Band gave a performance in the road outside Support Company’s billets.
There was a Sergeants Mess Meeting in the evening.

1944 March 15
There was another practise for ST. PATRICK’S DAY in the morning, and in the afternoon a fresh batch of men arrived from the I.R.T.D.
This evening marked the beginning of a series of Cinema shows which are being shown in No. 2 Company’s billet, a former fascist school building in which one of the rooms is equipped with a screen and a projector.

1944 March 16
Another practise parade was held in the square at MASSALUBRENSE: otherwise an uneventful day spent chiefly in cleaning up for to-morrow.

1944 March 17

ST. PATRICK’s DAY.
The parade was held under ideal conditions and in the attractive setting of the square of MASSALUBENSE.

The Commander-in-Chief, General The Honourable Sir Harold ALEXANDER presented the shamrock which had arrived - only just in time by air.
Immediately after the presentation General ALEXANDER decorated several Officers and men of the Battalion and Brigade with awards earned on the ANZIO Bridgehead.
The parade concluded with a March Past and High Mass in the Church of Our Lady.
Colonel RYAN, Senior Chaplain of the U.S. ARMY, gave the address.
Much to everyone’s disappointment the General had to leave immediately after the parade to get back to the Battle of CASSINO.
That this parade, a never-to-be-forgotten occasion for all who took part, was equally impressive for the many spectators was fully born out by the congratulations of our visitors and guests: but our chief pride is in the tribute - contained in a letter to the Commanding Officer - paid by General ALEXANDER.

http://www.criticalpast.com/video/65675059354_Azio-rocket-gun_Saint-Patricks-Day_shamrocks_General-Eisenhower

In this letter General ALEXANDER says:-

“I do so heartily congratulate you on having such a really fine Battalion.
It was a real joy to me to be with them to-day, and I though they looked just fine.
Smart, proud of themselves, in fact just what one wishes and expects guardsmen to look like.
It must have impressed all the onlookers very much, like it did me.
The Micks were always good (the best in the whole Brigade) but I really believe they are better to-day than ever they were, or ever have been.
I am only sorry I could not remain longer with you - to to High Mass and go round the Company dinners and then lunch with you - but as you know I have this important and tricky battle of CASSINO in full swing, and it must be won.
This is my 15th ST. PATRICK’S DAY on parade with the Regiment and the 5th on active operations - not counting CONSTANTINOPLE and GIBRALTAR in 1922 - 1924.
Good luck to you all.”

Dinners followed [strike]with the customary speeches[/strike] and great credit is due to the Quartermaster and his staff for the magnificent meal provided.
The Battalion then quietly disappeared to “sleep it off” and the rest of the day was free.
There was a very successful party in the Sergeants Mess in the evening, lasting until the early hours, when one well known character was seen to give the sentry on the door a tip, and tell him to call a taxi?

1944 March 18
VESUVIUS today began an alarming series of eruptions unparalleled in violence since 1929.
By night especially the fiery streams of molten lava moved slowly down the mountain side provided a magnificent and unforgettable sight.
With the Battalion the day passed quietly.

1944 March 19
Divine Services were held as usual.
The Church of England Service being conducted by a Padre from the 201 GUARDS BRIGADE in place of Reverend BROWNING, 5th Battalion GRENADIER GUARDS.
About mid-day Lieutenant General LLOYD, G.O.C., London District, paid an informal visit to the Battalion and spoke to several Officers and Other Ranks.

The following extract from Part I Orders is printed below:-
ST. PATRICK’s DAY PARADE.
The Commander-in-Chief wishes to congratulate the Battalion on their fine bearing on parade.
The Commanding Officer wishes All Ranks to know that the Commander-in-Chief purposely saluted the Battalion before it saluted him, in order to show his respect and admiration.

1944 March 20

A quiet day - nothing of interest.

1944 March 21
Main Guard was posted for the first time since leaving ANZIO, in MASSAULBRENSE.
Captain T.C. KEIGWIN, M.C. appointed Musketry Officers.
Sergeant KENNEALLY, V.C., appointed Sergeant Instructor Musketry.
The Isle of CAPRI has been placed Out of Bounds to All Ranks.

1944 March 22

Battalion parade this morning had to be cancelled owing to bad weather.
The Battalion proceeded to CASTELLAMMARE for baths.
An Intelligence course at Brigade H.Q., started today.
Four Officers and the Battalion Intelligence Sergeant, attended.

1944 March 23

Drill Course for Lance Corporals started today.
There was heavy rain early in the morning which later gave way to a dust storm; this dust, which had to be seen to be believed, was hurled out of VESUVIUS every few minutes in enormous clouds which rose several thousand feet and was then blown over the country-side to fall like light rain.
Civilians are being evacuated from the base of the Volcano.

1944 March 24

All roads near VESUVIUS have been placed Out of Bounds to All Ranks not on duty, so as to facilitate the evacuation of civilians from the danger zone.
So thick was the dust that ‘Duties’ were mounted wearing anti-gas eye-shields.
In the evening a Guardsmen’s Dance was held in No. 2 Company’s billets; dance music was provided by a section of the Regimental Band.

1944 March 25

On the occasion of the Battalion leaving the 24th GUARDS BRIGADE a farewell Ball was given by the Commanding Officer at the PENSIONE JACCARINO, ST. AGATA.

1944 March 26
The usual Divine Services were held in the morning.
Main Guard will in future mount outside Support Company Billets instead of the square at MASSALUBRENSE.

1944 March 27

It is announced in Part I Orders that the President of the Supreme Council of the U.S.S.R., has conferred on General ALEXANDER the ORDER OF SUVOROV, 1st Class.

1944 March 28
An Officers and Lance Sergeants class started this morning.
The Commanding Officer congratulates Lance Corporal HISLOP, ROYAL CORPS OF SIGNALS, on the immediate award of the Military Medal.
Lance Corporal HISLOP joined the Battalion at WELLINGTON BARRACKS before it embarked for NORWAY, and remained with us until the Battalion left the 24th GUARDS BRIGADE.
A part of men who went on leave to SALERNO several days ago returned tonight.

1944 March 29
Battalion Parade cancelled.
Companies held Drill parades under their own arrangements.

1944 March 30

Message of congratulation received from Officer Commanding 1st (British) Division; Major General W.R.C. PENNY, C.B.E., D.S.O., M.C., on immediate awards to members of the Battalion.
Several men from the Con. Depot in SORRENTO joined the Battalion today.

1944 March 31
A quiet and uneventful day.




1 April 1944
The Battalion paraded in the Square at MASSALUBRENSE.
A message to the Commanding Officer from Field Marshal the Earl of CAVAN has been published, of which the text is as follows:-
"Please tell the gallant remnants of the its Battalion that I am prouder of them than ever. Even they cannot do the impossible, but they did a very wonderful thing, which will always live in my memory, and will, I am sure, be a very bright spot in the history of Ireland’s best men.”
A small party left this morning under command Lieutenant J.R.A. MACMULLEN to provide guards at 103 GENERAL HOSPITAL and 372 Prisoner of War Camp.
During the day a party of 20 rejoined the Battalion from Hospital.

2 April
During the night 1/2nd April, the customary one hour’s sleep was sacrificed in order to bring Double Summer Time into operation.
Church Services were held at ST. AGATA, PASTENA and MASSALUBRENSE at various times during the day, for the Companies billeted in those areas.

3 April
A new No. 4 Company has now been formed under command of Major J.S.O. HASLEWOOD.
Captain D.A. GILLIAT is Second-in-Command, and C.Q.M.S. DOONAN is Acting Company Sergeant Major.
They are billeted in a house near ST. AGATA, with a magnificent view across the bay of NAPLES.
A Battalion Shoot was held today on the 100 yards Range behind the Sergeants’ Mess.
There were three events - a Pool Shoot open to all comers, a competition between eight-men teams of officers and sergeants, and an all ranks inter Company Test, which was won by Support Company.

4 April
Messages have recently been sent by the Commanding Officer to O.C. 5th Battalion GRENADIER GUARDS, congratulating him on the award of the Victoria Cross, to Major W.P. SIDNEY’ to Brigadier R.B.R. COLVIN, Commanding 201 GUARDS BRIGADE, on his being awarded the Distinguished Service Order; and to Major General W.R.C. PENNEY CBE DSO MC, on his award of the C.B.

5 April
A day of normal routine, in which the Battalion paraded at MASSALUBRENSE, and parties went to CASTELLAMMARE for baths.

11 April 
Anchor was weighed this morning at 0515 hours. 
When people began to appear on deck we were passing between the ISLE OF CAPRI and our recent billet area of SORRENTO - ST. AGATA. 
The land on each side looked very pleasant, perhaps because we were (probably) seeing the last of it: but for once the weather was suitably “Mediterranean”, and the first boat drills were carried out in warm sunshine. 


The ship's Dry Canteen was opened during the day, so that cigarettes etc, were available. 
Our ship was on the right flank of the convoy - eight or nine ships in all, with a considerable escort of destroyers and, on our starboard bow, a remarkable ‘converted’ craft of no particular class, but well equipped with guns. 
By early afternoon our accompanying ships were the only feature of interest, as we had left ITALY behind and not yet arrived within sight of AFRICA.