venerdì 18 maggio 2018

NAPOLI: PORTA di MASSA, il rione dei massesi, e degli abitanti di TORCA.


NAPOLI: PORTA di MASSA, il rione dei massesi e degli abitanti di TORCA.



Dopo le continue invasioni turche, i rapimenti, 
e le crisi economiche successive, molti abitanti di Torca, decisero di trasferirsi a Napoli, dove già da tempo era molto forte e radicata una comunità di Massesi. Le due "fazioni", acerrime rivali in "patria", invece in terra partenopea strinsero un patto di solidarietà, aiutandosi a vicenda nella nuova vita di città. Ben presto, il rione, dove massesi e torchesi, risiedevano, 
venne ribattezzato : RIONE PORTA DI MASSA.
Situato vicino al mare, proprio nel punto dove ora attraccano aliscafi e traghetti, i nostri emigranti, aspettavano l'arrivo da Massa Lubrense, di barche cariche di provoloni, noci, frutta, vitelli e soprattutto la corrispondenza dei familiari rimasti in Penisola Sorrentina.
L' attesa delle imbarcazioni, veniva ingannata dagli uomini bevendo un bicchiere di vino e giocando a carte, seduti su panche e di tavole di fortuna.
Ecco perché il piazzale del Rione Massa, a Napoli, è comunemente conosciuto come: IL PIAZZALE delle Tavolelle.



Fonte: FILANGIERI.

mercoledì 9 maggio 2018

1800, A NAPOLI SCOPPIA IL COLERA GLI ESPOSITO E I DI LEVA SI RIFUGIANO A PUOLO




Quando agli inizi del 1800 a Napoli scoppiò il colera, molte famiglie napoletane per sfuggire alla malattia cercarono rifugio in penisola sorrentina. Preoccupati che tra gli emigranti ci fossero anche dei malati di colera e per evitare il contagio, Massa e Sorrento predisposero diversi posti di blocco per respingere l'arrivo dei napoletani. Solo due famiglie, gli Esposito e i Di Leva, riuscirono ad eludere i controlli e trovarono rifugio e si stabilirono alla Marina di Puolo.

FONTE: STORIA DI MASSA

CAPITAN CICCILLONE, I PIRATI e IL MIRACOLO DELLO SCUTOLO




LA STORIA DELLA NAVE SCUTOLO

La nave SCUTOLO  era un brigantino a palo, di 482 tonnellate di stazza lorda, costruito sulla spiaggia di ALIMURI (Meta) e varato nel 1876.

Il 15 marzo del 1893 ne assunse il comando il capitano metese: Francesco Starita – detto Ciccillone – che come vedremo in seguito diventerà il protagonista della nostra storia.

Il 25 ottobre del 1894, lo SCUTOLO proveniva dal porto di FILADELFIA negli Stati Uniti, con un carico di merci varie e di petrolio illuminante conservato in latte di lamiere di ferro (le stagnere), ciascuna della capacità di 19 litri.

Dopo aver fatto scalo a Bilbao, per sbarcare parte del carico, la nave si diresse verso il Mediterraneo per raggiungere il porto di Napoli.
Non appena superato lo stretto di Gibilterra, mentre navigava a Nord del Marocco, lo SCUTOLO entrò in una zona di completa bonaccia lungo la costa di RIF (che in arabo significa orlo).
Lo Scutolo vista l’assenza di vento fu costretto ad ancorarsi in una baia del RIF, e il comandante Starita fece calare un battello  e con un marinaio si mise a pescare per procurare i viveri al suo equipaggio.
Ad un tratto il comandante si accorse che alcune imbarcazioni si stavano avvicinando minacciosamente alla SCUTOLO, ed essendo quella una zona abitata dai predoni berberi , preoccupato fece subito ritorno a bordo.
Ben presto i sospetti del comandante si rivelarono purtroppo fondati, sulle barche vi erano numerosi brutti ceffi  armati di tutto punto, che appena poterono scaricarono una raffica di fucilate sulla sua nave.
Resosi conto che la situazione era disperata, e per evitare una carneficina,Ciccillone diede ordine di far ammainare la scala reale e si profuse in saluti amichevoli verso gli assalitori.
Più di 75 predoni salirono sullo SCUTOLO e iniziarono a frugare dappertutto, distruggendo tutto quello che trovavano nelle cabine.
Fortunatamente nessun uomo dell’ equipaggio venne toccato, tranne il comandante che subì un violento colpo alla caviglia, ma trauma a parte Ciccillone continuò a prodigarsi per dimostrare il suo spirito di cooperazione, aprì i boccaporti delle stive, indicò come operare per lo sbarco merci predate e donò al loro capo, un vecchio marocchino, la sua fede nuziale.
Mentre una parte dei predoni trasportava la refurtiva a terra, sullo SCUTOLO rimase una nutrita schiera di persone armate. Ma, con l’ andare del tempo (quando rilevarono che l’equipaggio non aveva intenzioni ostili ) verso sera per velocizzare le operazioni di scarico, fecero rimanere a bordo soltanto una persona  di vigilanza.
A questo punto, mentre tutte le barche dei predoni erano nella baia, si levò una leggera brezza da terra. Il capitano STARITA la notò immediatamente,  e con un balzo si recò a poppa e scaraventò in mare l’ uomo di guardia, poi corse subito a prora per smanigliare l’ancora e filarsela, chiamò l’equipaggio a posto di manovra e fece mollare le vele.
Nel frattempo la brezza si rinforzò miracolosamente, le vele cominciarono a gonfiarsi e lo SCUTOLO si mosse ad andatura sempre più sostenuta.  I predoni resosi conto che la nave stava scappando provarono ad inseguirla, ma sia la velocità che stava assumendo, sia il buio che stava calando li dissuase a proseguire.
 Lo SCUTOLO era salvo assieme al suo equipaggio ed a buona parte del carico, ma non disponeva più della bussola ed era sprovvisto di viveri e di tutte le attrezzature nautiche.
Dopo due giorni di navigazione in cui i marinai riuscirono a mangiare solo del granturco, lo SCUTOLO  giunse a CADICE ( sulla costa atlantica meridionale della Spagna) dove vi era una squadra della Marina militare italiana.
Il comandante italiano Paolo Thaon di Revel, di stazionamento a CADICE condusse un inchiesta su quanto accaduto e il governo spagnolo provvide al risarcimento dei danni inferti alla nave dai marocchini che all’ epoca dei fatti erano sudditi di Madrid, la marineria di CADICE inoltre fornì le attrezzature necessarie per riprendere la navigazione. Una volta rientrati nel porto di Napoli l’assicurazione provvide a rimborsare tutti i danni subiti ed infine i noleggiatori non mancarono di elargire una cospicua somma quale premio per aver portato in salvo quasi l’intero carico. Poiché in effetti le perdite erano state modeste, e la nave a parte qualche fucilata che ne aveva scheggiato lo scafo e i danni  alle cabine, era in buone condizioni e soprattutto l’intero equipaggio incolume, il Capitano Starita non esitava ad affermare che:
“L’amice mije cchiù firate, so’ sempe state ‘e pirate.”



A perenne ricordo di quest’ avventura resta l’Ex VOTO che si conserva nella Basilica della Madonna del Lauro a Meta, unico quadro della Basilica che rappresenta un bastimento completamente invelato, che naviga su un mare calmo come l’ olio, mentre tutt’intorno compaiono barche che sembrano quelle di allegri gitanti (ma che in realtà sono quelle dei predoni marocchini ndr).
Inspiegabile appare quindi a chi non è a conoscenza della storia dello SCUTOLO, la presenza di questo quadretto che dà l’ impressione di rappresentare la scena di una bella giornata, mentre l’intera parete della chiesa è ricoperta da dipinti ex voto di navi in balia delle tempeste.


FONTE:
LE VOCI DEL MARE
Di Roberto Vittorio Romano.


venerdì 4 maggio 2018

IL RITORNO DEL MARINAIO (Sorrento)



IL RITORNO DEL MARINAIO (Sorrento)


Chi dice ca mo vene, oje, ca mo vene!
Comm'a na luna le voglio asci nnante
Doje parole io po nce voglio dire:
Ch'aje fatto fora, ch'aje tricato tanto?


Mme n'aje fatto piglià malinconia,
Ora ppe ora no pasto de chianto!
Ma mò, che torna a casa Ninno mio:
Zitte zitt' uocchie meje, e no chiu chianto!


* August Kopish, scrittore tedesco, nel 1823 venne in Italia dove vi rimase cinque anni, e soggiornò principalmente a Napoli.
Durante questo periodo raccolse numerose poesie e canzoni dialettali che una volta ritornato in Germania pubblicò nel libro AGRUMI (Berlino 1838).
Questo libro raccoglie 96 componimenti tra cui spicca : IL RITORNO DEL MARINAIO (Sorrento).

fonte: Le Voci del Mare di Roberto Vittorio Romano

lunedì 30 aprile 2018

S.AGNELLO 1943: LA FOLLA SEPPELLISCE LE FOTO DEL DUCE


La mattina del 26 Luglio del 1943, una trentina di persone si erano radunate in Piazza Municipio a Sant’Agnello, per dimostrare tutta la loro gioia per la caduta di Mussolini avvenuta il giorno precedente.

Guidati da due giovani universitari santanellesi, entrambi ventenni, Gemma Giovanni e Ferraro Filippo, i dimostranti irruppero negli uffici del Comune, nella sede del PNF ( sito dietro al Monumento ai caduti) e nella stanze che ospitavano la sezione del GIL lungo Via Vallone Croce. I Vigili Urbani che provarono a fermarli furono costretti a darsela a gambe levate e impauriti si barricarono in una stanza del Municipio. Il loro comandante invece nel tentativo di portare la folla a più miti consigli, provvide a togliere dai balconi del Comune stemmi ed emblemi fascisti.

Gemma e compagni,scaraventarono in terra e gettarono dalle finestre : ritratti di eventi bellici cari al regime, contenuti dell’ albo comunale, e una volta giunti nell’ UFICCIO di CONCILIAZIONE si impossessarono di diverse fotografie del DUCE.

Fotografie che poi provvidero a seppellire nei giardini circostanti il Monumento ai caduti, sovrapponendoci delle piccole croce.


Per fermare la folla si rese necessario l’intervento dei Carabinieri dalla caserma di Sorrento che dopo aver disperso la folla, e liberato i Vigili Urbani, arrestarono sia Gemma Giovanni che Ferraro Filippo.

(pm)
FONTE : SIMON POCOCK – CAMPANIA 1943

sabato 21 aprile 2018

ABBASCIO O' MONUMENTO



PIAZZA DELLA VITTORIA
(ABBASCIO O' MONUMENTO)


Questa piazza è nata dopo la violenta tromba d'aria abbattutasi su Sorrento nella notte fra il 22 e il 23 agosto 1904.
Fino a quella terribile notte era considerata una semplice "TERRAZZA A MARE" della strada pedonale che conduceva alla MARINA GRANDE.
Nelle antiche  piante del sec. XVII  era indicata come "PROSPETTO" e, dai sorrentini era chiamata : "AMMONTE PRUSPIETTO".
Dopo quel temporale, il muro, che conteneva parte della proprietà del MONASTERO BENEDETTINO DI SAN PAOLO, crollò in  mare.

La casa del Tasso  - SILVESTER SCEDRIN
"Ammonte pruspietto" qui su questa TERRAZZA A MARE i giovani sorrentini portavano le loro donzelle, o le straniere del Grand Tour, e un po facendo i romantici col fatto che stavano vicini alla casa che aveva dato i natali a TORQUATO TASSO e un altro po sfruttando una vista che abbracciava il golfo di Napoli con il Vesuvio, riuscivano sempre a fare bella figura. (pm)

Il sindaco di allora, GUGLIELMO TRAMONTANO, ordinò quindi l' esproprio di gran parte del giardino delle suore per creare una piazza da dedicare a TORQUATO TASSO ( nato nel fabbricato che vi prospettava - HOTEL DU TASSO) , seguendo un antico decreto del Re di NAPOLI, GIUSEPPE BONAPARTE, del 1808.
Per ritardi dovuti alle lungaggini della burocrazia si giunse negli anni successivi alla guerra mondiale del 1915-18 e, dopo la sua vittoriosa conclusione, si ritenne più giusto dedicare la nuova piazza ai caduti in guerra, erigendovi il monumento che vi è posizionato con la statua della VITTORIA ALATA e con i nomi dei caduti, incisi sui quattro lati della stele verticale ( ai due vertici sui due lati furono posti due cannoni, sui quali i bambini, salendovi, erano soliti giocare, ma in occasione della "battaglia del ferro", in epoca fascista, vennero soppressi ).

Per l'esistenza appunto del "monumento ai caduti", questa piazza è indicata : "ABBASCIO O' MONUMENTO".


FONTE:

GIRANDO PER SORRENTO
di ANTONINO CUOMO


lunedì 9 aprile 2018

Mons. Giuseppe Giustiniani l' ARCIVESCOVO RIBELLE


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SORRENTO:
L' ARCIVESCOVO RIBELLE CHE SFIDÒ CASA SAVOIA.
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Mons. Giuseppe Giustiniani fu Arcivescovo di Sorrento dal 1886 al 1917. Il suo nome oltre ad essere legato alla costruzione della "Casa di Riposo di Sant'Antonio" è rimasto famoso per un "incidente" che gli valse l' appellativo di :
"Arcivescovo ribelle ".


Si era nel 1899, si celebrava il centenario della Repubblica Partenopea ed il sacerdote Gaetano Parancandolo, storico vicano, aveva ricordato, a Casapulla, l' ultimo vescovo di Vico Equense, Mons. Michele Natale, che pur beneficiato da Ferdinando di Borbone, aveva aderito alla rivoluzione, e finito alla forca in Piazza del Carmine a Napoli (perché scoperto mentre tentava di fuggire). Lo stesso oratore aveva terminato il discorso affermando:

"Levate alta la voce e dite a tutti: una è la nostra fede, una la nostra patria, una la nostra bandiera: Dio, Italia, Savoia".

L' Arcivescovo di Sorrento, il 27 agosto dello stesso anno, aveva presieduto la cerimonia eucaristica nella chiesa parrocchiale di Vico, per la celebrazione in onore di S. CIRO patrono della città. Come di consueto dopo la cerimonia religiosa, le autorità presenti si recarono, nella sagrestia, per ossequiare il presule. Fra di esse c'era anche il Parascandolo che si avvicinò all' arcivescovo per il bacio del sacro anello, ma si vide ritrarre la mano ed apostrofato :

"Andate a baciare la mano all' Italia e a Casa Savoia. "

Questo episodio denunziato dall' ex maresciallo dei carabinieri, S. Guagnini, provocò un inchiesta che sfociò in un provvedimento di sequestro della temporalità della mensa arcivescovile. L' evento provocò la solidarietà di molti vescovi italiani che elagirono una parte dei loro proventi in favore del collega sorrentino, contemporaneamente al sostegno economico offerto dal Capitolo diocesano e raccolto da una pubblica sottoscrizione.
La contestazione, in data 6 dicembre dello stesso anno, sfociò nella revoca dell'improvvido ed eccessivo provvedimento e la restituzione di quanto sequestrato : la punizione si volse in un trionfo per l'arcivescovo che ricevette lettere, non solo dalla diocesi e dall'Italia, ma anche dall' estero.
E Mons. Giustiniani con le offerte ricevute realizzò l' organo monumentale che, ancor oggi decora la chiesa Cattedrale di Sorrento.
Il grande arcivescovo sorrentino volle essere sepolto "con i suoi poveri" nella chiesetta di Sant'Antonio, dove il 19 marzo 1935 i sorrentini celebrarono il centenario della nascita.




‪‎Fonte :
"Sorrento si presenta" di A. Cuomo