VICO DEI CORTELLARI, LA LYTTLE
SANT’AGATA A NAPOLI.
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Nel XVI
secolo i santagatesi erano famosi ed apprezzati per la loro arte di lavorare
falci e coltelli. Così molti di loro per esercitare questo mestiere si
trasferirono a NAPOLI e comprarono casa tutti vicino in un vicolo dove avevano aperto le loro botteghe nei pressi di MEZZOCANNONE, che venne chiamato:
VICO DEI CORTELLARI.
La comunità
massese che si era stabilita nei pressi del porto di NAPOLI nel RIONE detto
PORTA DI MASSA e quella dei santagatesi di VICO dei CORTELLARI
diventarono sempre più parte integrante del tessuto sociale ed economico
napoletano, tanto che nel 1554 vi fondarono: Il Pio Monte dei Poveri di Massa.
Il principale scopo del PIO MONTE DEI POVERI DI MASSA era di sostenere i cittadini
poveri che vivevano sia nella loro città di origine, sia a Napoli nei quartieri
di Porto, degli Orefici e del Mercato. La prima dotazione del Monte fu di
dodici ducati donati dal cittadino "Turbolo" il 15 giugno 1554. A
questa donazione iniziale se ne aggiunsero altre di privati cittadini e un
versamento annuale fisso di 20 ducati da parte dell'Università di Massa.
Oltre ad
aiutare i poveri di Massa, il Monte aveva come scopo anche quello di far visita
ai poveri e agli infermi, di riscattare i prigionieri cristiani caduti nelle
mani degli infedeli e di fornire di dote le fanciulle povere.
L'amministrazione
del Monte era gestita da quattro governatori, detti "Maestri", tre
dei quali dovevano essere di origine massese con residenza in Napoli e uno era
il sindaco della città di Massa. I governatori si riunivano la prima domenica
di ogni mese nella Chiesa di San Pietro
in Vinculis.
Il patrimonio del Monte era costituito da lasciti, con le
rendite dei quali, spesso venivano creati "Monti" separati o
"Confidenze", la cui amministrazione dipendeva dal Monte di Massa.
Tra i monti istituiti con lasciti ereditari se ne segnalano alcuni fondati
nella seconda metà del '500, i quali avevano lo scopo di dotare fanciulle
povere di Massa. Altri monti furono fondati nel corso del '600, quali il
"monte Storace" nel 1613; il "monte Persico nel 1619"; il
"monte de Mari" nel 1621. Oltre alle "Confidenze" o
"Monti", il Monte di Massa amministrava un "Monte dei
pegni" istituito da Propsero Turbolo nel 1586 con lo scopo di erigere una
cappella nella chiesa dell'Annunziata. Turbolo stabilì che le somme restanti venissero
impiegate a favore dei poveri. Un altro Monte fu quello denominato "Monte
di Torca", istituito nel 1605 da Enrico Caputo, con il fine principale di
celebrare messe e di distribuire doti ed elemosine ai poveri di Torca.
Nel 1590, il
Monte dei poveri di Massalubrense fu dotato di un nuovo statuto, e nell'anno
1600, del legato di Salvatore Pastena. Un altro statuto di 22 capitoli fu
stilato nel 1731, secondo il quale l'amministrazione del Monte sarebbe stata
affidata ad otto persone, aggiungendo ai tre "maestri"e al sindaco di
Massa, due coadiutori, un razionale e un segretario. L'amministrazione del
Monte, già affidata nel XVII secolo ad alcuni commissari del Sacro Regio
Consiglio e nel 1722, dopo una breve parentesi di autonomia, nuovamente a dei
commissari, peggiorò notevolmente tra la fine del '700 e i primi anni dell'800
a causa della cattiva gestione e di numerose frodi.
Nel 1874,
perduta definitivamente la sua autonomia, il Monte, insieme con il "Monte
dei pegni" istituito da Prospero Turbolo e con il "Monte di
Torca", confluì con altri simili enti nei "Monti di Pietà
riuniti", la cui a amministrazione era affidata alla Congrega di carità,
secondo la nuova normativa della pubblica beneficenza e funzionò fino al 1955,
anno in cui si estinse.
FONTI:
- ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI
- STORIA DI MASSA LUBRENSE di RICCARDO FILANGIERI di CANDIDA
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